Premio Tenco. E’ qui la festa…

morganCi si emoziona, ci si diverte, si battono le mani e si sta in religioso silenzio. Il luogo è il Teatro Ariston di Sanremo. L’occasione, la serata finale del Premio Tenco 2016. Un luogo per gli amanti della canzone d’autore, certo, ma più in generale per chi crede ancora possibile, in questo paese, avere una rassegna culturale di altissimo livello unita a una buona dose di goliardia.

L’ultima serata – sabato 22 ottobre – è interamente dedicata alla musica di Luigi Tenco nel cinquantesimo anniversario della scomparsa (e nel quarantesimo della Rassegna). L’idea è quella di far interpretare i suoi pezzi da artisti nati dopo la sua morte. Ed è sicuramente un’idea vincente. Sotto la guida del Direttore Mauro Ottolini (che ha curato sapientemente tutti gli arrangiamenti), l’Orchestra sinfonica di Sanremo accompagna tutti gli ospiti.

14729225_10207124656866559_8461641420755627034_nApre le danze, alla batteria, Marina Rei. A lei spetta un compito non facile, non solo perché, appunto, deve aprire la serata, ma anche e soprattutto perché è chiamata a interpretare l’ultimo pezzo di Tenco (seppur nella versione originale, Li vidi tornare, e non in quella fatale Sanrmese). L’emozione è palpabile e la Rei sbaglia un attacco; ma è un attimo, perché la prova è comunque di gran classe (anche nella successiva Quando). Meno convincente appare (a dire il vero un poco piatto) l’esibizione di Diego Mancino alle prese con Se sapessi come fai eRagazzo mio. Tocca ad Alfina Scorza alzare l’asticella con un’interpretazione bellissima e cristallina di Un giorno dopo l’altro e Io sì. Dirompenti, scatenati e persino “irriguardosi” sono invece Gli Scontati: spetta a loro rompere per certi aspetti la “sacralità” dell’Ariston. E una ventata di aria fresca che si conclude con il lancio di riso sul pubblico per Un giorno ti sposerò. Ma è un attimo, perché Vanessa Tagliabue Yorke (una delle grandi scoperte del Club Tenco, da non perdere il suo album Contradanza) riporta la sobrietà. La sua esibizione è classe allo stato puro. Chi conosce la sua musica non si sorprende di vedere inseriti elementi arabeggianti in Ho capito che ti amo. Una prova da standing ovation. Chissà se anche per questo, Roy Paci sembra invece un poco ingessato e meno scatenato del solito; intendiamoci, anche la sua è un’esibizione preziosa e convincente ma – appunto – un po’ controllata. Chi ben poco controllato è invece bocequel geniaccio canadese di Bocephus King che si presenta con un mazzo di fiori da regalare a Ottolini, un cerchietto in testa e scalzo. Ma si può stare certi che quando prende la chitarra lui qualcosa di magico sta per compiersi: dopo aver tradotto l’anno scorso Guccini eccolo quest’anno alle prese con le sue versioni in inglese di E se ci diranno e Mi sono innamorato di te. Anche quest’anno viene giù il teatro. È proprio un uomo di teatro come Ascanio Celestini che ha il compito di portare in scena I padroni della terra (traduzione diLe Déserteur di Boris Vian prima della versione, più famosa, di Giorgio Calabrese) e Una brava ragazza. Qualcuno aveva un po’ storto il naso quando aveva letto che sarebbe salita sul palco dell’Ariston anche Noemi, già vincitrice di X Factor. L’assioma, per certi aspetti comprensibile, è: che c’entra il Tenco con i talent? Nulla, senz’altro. Il che però non vuol dire che da un talent possa uscire un’interprete, come Noemi, capace e preparata. Nonostante la palpabile emozione (e pur avendo sbagliando qualcosina durante le prove), la cantante porta a casa una prova assolutamente convincente. Discorso più o meno analogo può essere fatto per il rapper Kanto. Chi scrive non ha nessuna simpatia per il genere (questioni di gusti). Non c’è dubbio che rappare un pezzo tenchiano è impresa non facile (anche perché spesso i testi del cantautore di Cassine si presentano piuttosto corti e lontani dal mondo di omoteleuti del rap). Kento ci prova con Triste sera e Io sono mio. Chiude la serata – inutile negarlo – l’ospite più atteso: Morgan. Nel pomeriggio aveva presentato in anteprima il suo pezzo su Luigi Tenco (che farà parte di un album interamente dedicato al cantautore piemontese). Un piccolo saggio di prosa poetica messo in musica. Un brano – scherza il direttore artistico del Tenco Enrico de Angelis – “molto radiofonico”. Morgan fa indossare per l’occasione il papillon al povero Antonio Silva e ci regala una scatenata Battata della moda e una emozionante Il mio regno al pianoforte. A lui spettano i bis finali con Lontano lontano e Quando. Vero, la voce non è più quella di una volta ed è sempre a rischio stecca, ma la classe e la bravura sono intatti. Perché, piaccia o meno, a Morgan è uno dei più preparati cantautori in circolazione. Applausi ed emozioni.

Ancora una volta il Tenco si è dimostrato una sorta di isola felice, un Eden incontaminato (ma che sa contaminarsi) rispetto al più becero mainstream radiofonico. Un luogo da preservare e che sa comunque rinnovarsi ogni anno. Una sorta di piccolo grande presidio contro la mediocrità televisiva.

In attesa dell’edizione 2017, non possiamo che ringraziare il grande lavoro del Club Tenco.

(Foto di Manuel Garibaldi)